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Storie maledette di artisti (pittori, poeti e musicisti)

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La rappresentazione artistica è una spinta dell’animo umano che lo caratterizza e lo accompagna dalla notte dei tempi. Inizialmente fu rappresentazione della natura, degli animali e delle piante che lo circondavano e di cui faceva parte. Pian piano che la Cultura prendeva il sopravvento sulla Natura, distanziando l’uomo dal mondo selvaggio e accrescendo la sua mente con il linguaggio e il pensiero, anche l’Arte è andata modificandosi e affinandosi.

Si sono moltiplicate le forme artistiche (non più solo disegno primitivo, ma illustrazioni più elaborate, musica, teatro, ecc.) e pian piano è andata affermandosi la figura dell’artista “di professione”, colui che riesce a trarre guadagno dalla vendita delle proprie opere. Comincia a strutturarsi dunque anche “una riflessione filosofica sull’arte” che stimola questa disciplina a spingersi sempre più oltre, per sondare sempre nuovi modi di rappresentare il pensiero e l’animo umano.

Si giunge così all’arte degli ultimi secoli, in cui i grandi artisti sono delle vere proprie “star”, contesi da regnanti, pontefici e famiglie ricchissime per affermare e ribadire a livello sociale, anche attraverso queste opere immortali, la loro potenza e influenza.

Ma essere riconosciuti già in vita come artisti di livello mondiale sarà sempre più complicato; nel mondo complesso contemporaneo il genio artistico è visionario e spesso sarà compreso e riconosciuto dalla società soltanto “post mortem”.

Ecco allora, proprio su quest’ultimo punto, alcune storie maledette di artisti geniali che hanno pagato a caro prezzo la loro genialità, in preda ad una spinta interiore di superamento dei limiti e portandosi spesso all’auto-distruzione, sia psichica che fisica.

Storie maledette di artisti

Quando si pensa a storie maledette riguardanti pittori, la mente va a colpo sicuro nella Parigi dei primi del 1900, a Montparnasse, al circolo dell’Ecole de Paris, dove il genio si intrecciava alla sregolatezza, agli eccessi, all’alcool e alle droghe; in una parola maudit (maledetti).

Amedeo Modigliani

Un dipinto di amedeo modigliani

Si trasferisce a Montparnasse nel 1909 , indebolito dalla tubercolosi, abbandona la scultura per la pittura, nella quale troverà un linguaggio espressivo suo proprio e inimitabile. L’arte, in lui, si mischia ad hashish, assenzio, violenza e disperazione. Muore a 36 anni in preda al delirio e il giorno dopo, la sua amata Jeanne Hébuterne, in cinta al nono mese del secondo figlio, si suicida gettandosi dal quinto piano della casa dei genitori.

Maurice Utrillo

Un dipinto di maurice utrillo

Mal accudito fin da piccolo, e “curato” dalle sue crisi epilettiche con il vino fin in tenera età, fu segnato precocemente da alcolismo, follia, periodi in manicomio, arresti e tentativi di suicidio. Compagno di bevute di Amedeo Modigliani riuscì comunque a sopravvivere al periodo maledetto dell’Ecole de Paris, spengendosi all’età di 72 anni.

Vincent Van Gogh

Un dipinto di Vincent Van Gogh

Pur appassionato di disegno sin da bambino, la sua svolta artistica, dopo aver tentato moltissimi lavori, arrivò nel 1881, in Francia, con la conoscenza del movimento impressionista e l’amicizia con Paul Gauguin. Ma Vincent si portava dentro da sempre un malessere esistenziale inguaribile, questa era la sua maledizione. Tra alti e bassi, tra momenti di vita serena e altri di disperazione assoluta, dipinse una mole immensa di quadri e disegni a matita in pochi anni. Ma l’abbandono da parte di Paul Gauguin lo porterà a tagliarsi un orecchio e a precipitare in uno stato di depressione fortissimo. Nel 1890, all’età di 37 anni, Van Gogh muore per un colpo di fucile che si era sparato da solo al petto. Sei mesi dopo muore anche suo fratello maggiore.

Henri de Toulouse-Lautrec

Un quadro di henri toulouse lautrec

Nato nel 1864, morirà anche lui, come Van Gogh, all’età di 37 anni. La sua vita fu segnata da due sventurate cadute che gli impedirono il normale sviluppo delle gambe. Appartenente ad una delle famiglie più ricche e prestigiose di Francia, nonostante l’invalidità poté seguire la propria passione, affascinato dall’espressionismo e dalla vita dissoluta, soprattutto assiduo frequentatore del Moulin Rouge. Alcolista e malato di sifilide, al sua salute ebbe un duro colpo attorno al 1897. Stremato, trascorse gli ultimi mesi della su vita nella tenuta della famiglia.

Poeti maledetti

Il “maledettismo” non è però proprio ed esclusivo solo dei pittori della Parigi di inizio ‘900. Con l’appellativo “poeti maledetti” ad esempio, si indica quel gruppo di artisti della parola, sempre francesi, che si radunarono attorno a Paul Verlaine, come Arthur Rimbaud, Charles Baudelaire, Tristan Corbiere, Stephane Mallarmé. Questi “poetes maudits” rigettavano lo stile di vita conformista in favore di uno provocatorio, asociale e auto-distruttivo (consumo in grandi quantità di alcool e droghe). Solo attraverso una totale sregolatezza dei sensi si poteva accedere all’ignoto e fare vera poesia.

Musicisti maledetti

Il “cantante maledetto” per eccellenza è sicuramente Jim Morrison, leader dei “The Doors” e immortale nella sua figura di artista simbolo dell’inquietudine interiore. Era soprannominato King Lizard e si concentravano in lui tutte quelle “qualità” dionisiache come l’eccesso, l’ebrezza, la sensualità, la liberazione dei sensi e il delirio. All’età di soli 27 anni fu trovato morto nella vasca del suo appartamento.

Nella musica, molti artisti (soprattutto cantanti rock) considerati “maledetti” condividono i “27 anni” come età di morte; sono quelli che, giornalisticamente parlando, rientrano nel “Club 27”. Data appunto la giovane età si tratta in tutti i casi di morti violente, dovute all’abuso di alcool e/o droghe, di suicidi o incidenti stradali. Oltre a Jim Morrison, nel “Club 27” troviamo anche, tra gli altri: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Kurt Cobain, e Amy Winehouse.

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